Acoustic Duo - Folk-Blues
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Stefano Bersan e Antonio Canteri

Acoustic Duo - profilo

Un progetto avviato nel 1993 da due musicisti veronesi, Stefano Bersan
e Antonio Canteri, che avevano già alle spalle esperienze nazionali e internazionali, legate al blues e al rhythm’n’blues. Con l’obiettivo di approfondire la ricerca nel campo della musica popolare di matrice americana in chiave acustica (in particolare folk, blues e country), Bersan (chitarra, dobro, bouzouki, percussioni e voce) e Canteri (armonica, chitarra, percussioni, scacciapensieri, voce) hanno elaborato un percorso artistico che si è distinto e fatto apprezzare in questi anni per l’originalità degli arrangiamenti e la gradevolezza dell’interpretazione, oltre che per la scelta del repertorio, basato sia su mirate riletture dal passato che su composizioni personali.
Tra le varie collaborazioni live, importanti quelle a fianco della cantante gospel newyorkese Corrinne Malone nelle sue tournée italiane, e quella con Mick Abrahams, già chitarrista dei Jethro Tull, in occasione di un suo concerto all’annuale, specializzato Festival delle Chitarre a Soave, in provincia di Verona.
Un altro importante progetto che ha impegnato l’Acoustic Duo è quello con il cantautore Marco Giacomozzi (voce e chitarra acustica), di natali anconetani, adolescenza veneziana, da anni residente a Verona. Con lui, vincitore del Premio Imaie destinato agli esordienti, ottenuto nel 1999 al Club Tenco, realizzeranno, collaborando anche agli arrangiamenti, il Cd Cantico d’Occidente.
Dal 2006 il duo fa parte dell’organico del Teatro Impira con il quale replica nei teatri italiani Il ponte sugli oceani, Sognavamo di vivere nell’assoluto e America.
Nella formazione a tre fanno parte i contrabbassisti Emmanuel Hagmann e Teo Ederle.


Stefano Bersan, a 16 anni inizia, da autodidatta, lo studio della chitarra acustica, sulle tracce della musica d'autore Italiana, e del folk-blues. Dopo qualche anno frequenta la "Scuola Civica Musicale" di Verona con il Maestro Carlo Ceriani. In seguito entra nell'organico della "Yourp Grour" R&B Band, con la quale suona stabilmente per 7 anni, sarà una esperienza importante e ricca di eventi, anche a livello internazionale... il gruppo apre i concerti di Ray Charles e Blues Brother Band. Dall' 89 al 91 frequenta l'Accademia di Musica Moderna di Milano con il Maestro Massimo Verardi, questo triennio segnerà la svolta, ad un approccio più profondo verso lo strumento e la musica in generale, (non ringrazierò mai abbastanza il grande Maestro Massimo Verardi) frequenta seminari di: Joe Di Jorio, Billy Cobham, Franco Rossi, Davide Di Gregorio. Sempre nel 91 collabora strettamente con la Big Band "Future Orchestra" diretta dal Maestro Luca Donini, e partecipa alla registrazione del CD "Big Bossa". Sul finire del 93, assieme all'armonicista Antonio Canteri, inizia l'avventura "Acoustic Duo", che lo porterà ad esplorare il suono acustico, (inventa già nel 96, un sistema di amplificazione per i propri strumenti, brevettato nel 2004), quindi gli stili variegati, del mondo della musica acustica, una sorta di ritorno viscerale alle origini folk-blues. Nel 98 partecipa ad un seminario di Franco Morone, raffinando la tecnica finger style, ed allargando la conoscenza delle accordature aperte.

Antonio Canteri pur definendosi autodidatta, è un armonicista che si è avvalso delle lezioni del maestro parigino Jean Jacques Milteau. Musicalmente è cresciuto in ambito blues, facendo parte di alcune delle più importanti realtà della scena scaligera nel settore. Otto anni, per cominciare, nella John Papa Boogie Blues Band, tra le prime a votarsi alla “musica del diavolo” in ambiente veronese. In seguito Canteri ha collaborato anche con Rudy Rotta, bluesman scaligero di fama mondiale, per poi allacciare uno stretto rapporto artistico con il chitarrista, cantante e compositore malgascio Tao Ravao, con cui ha condiviso una tournée in Francia suonando anche in alcuni club parigini e ha inciso il primo album uscito a Verona per l’etichetta Il Posto, legata all'omonimo, storico music-club veronese, per quasi vent’anni uno dei più importanti tra i locali italiani consacrati alla musica dal vivo di qualità. Il disco s’intitolava From Madagascar to Chicago e comprendeva composizioni originali di Ravao accanto ad una rilettura da Robert Johnson. Altra importante partecipazione in ambito rock-blues di marca texana, quella all’ottimo album To Blues or not To Blues del gruppo Lone Wolf. Dal 1993 l’impegno stabile nell’Acoustic Duo con il chitarrista Stefano Bersan. Sul versante discografico, va ricordata la collaborazione di Canteri con Bruno Lauzi nel cd Il piccolo esploratore, uscito per Azzurra Music nella collana D’Autore.


Acoustic Duo - Recensione su Jam di Fabio Treves

ACOUSTIC DUO "LITTLE TRAIN” - (2000)

Sono felice di tenere a battesimo, sulla prestigiose pagine di Jam, un duo di amici veronesi che hanno registrato un bellissimo cd, ricco di rivisitazioni struggenti, ballate tradizionali, un po’ di vecchio blues acustico e tanto, tanto feeling... Si chiamano Acoustic Duo, alla chitarra e voce Stefano Bersan, alle armoniche (cromatica e diatonica), percussioni e cori Antonio Canteri. Il cd, cinquantanove minuti di vero e proprio relax sonoro, parte subito bene con un brano di Downs Thompson, Whiskey Before Breakfast, che ricorda quelle atmosfere del Sud degli States dove il cajun e la voglia di divertirsi formano una miscela meravigliosa; l’armonica, suonata magistralmente da Antonio, accompagna discetamente in tutto il pezzo e fa veramente sognare. Ci sono poi ben due brani del compianto Dave Van Ronk che testimoniano la fedeltà dei due soci alla causa della tradizione del folk impegnato. Do Re Mi cavallo di battaglia del mitico Woodie Guthrie mi ha ricordato i bei tempi milanesi del Gruppo Folk Internazionale (Milesi, Ovadia, Arcari, Zanuso, Collegri, Paggi e Dehò) che utilizzavano questo pezzo per caldare la platea nei raduni militanti. La loro versione del successo dei Canned Heat del 1968 On The Road Again, di Jim Oden, è da segnalare come ipnotica, unica e originalissima, infatti al posto del sitar hanno messo uno scacciapensieri. Doc’s Guitar è da antologia, se la sentissero Bob Dylan o Doc Watson (l’autore) si metterebbero in piedi ad applaudire, ma il top lo raggiungono con tre brani: uno è un tradizionale, interpretato da un migliaio di band e singoli artisti, il famoso You Gonna Need Somebody On Your Bond, l’altro, un brano di Bob Marley, Redemption Song, trasformato in struggente ballata acustica, infine Tender Heart dell’amico armonicista Norton Buffalo (già comprimario di lusso di Steve Miller) che, a mio avviso, è la cosa più azzeccata dell’intero cd. Il disco non è distribuito capillarmente come le 'vaccate' che puoi comprare dovunque, dall’autogrill al supermarket, e quindi se qualcuno, spero moltissimi, crede ciecamente in ciò che ho scritto, lascio la loro email che compare sul disco... Unico neo dell’Acoustic Duo: essere nati in Italia e non a Memphis o San Francisco... sarebbe stata davvero un’altra storia.
Voto: 8+
Perché: è un disco naif, autoprodotto, ma di buona fattura e qualità.
Fabio Treves


Acoustic Duo - recensione su il Buscadero

ACOUSTIC DUO "LITTLE TRAIN” - (2000) - (tre stelle e 1/2)

Con una denominazione che poco spazio lascia alla fantasia Stefano Bersan e Antonio Canteri si presentano a noi con un album autoprodotto nel quale suonano tutti gli strumenti. Il titolo del lavoro rende bene l’atmosfera dei brani, sorta di colonna sonora per un ipotetico viaggio in treno lungo i binari di una railroad americana. Chitarra arpeggiata o fingerpicking (Bersan), a creare un sostegno melodico-ritmico sul quale si inserisce l’armonica squillante di Canteri. La scelta dei brani è eterogenea, comprendendo due traditional ungheresi riarrangiati, un gospel della tradizione americana (You Gonna Need Somebody On Your Bond) e brani di autori noti quali Norton Buffalo (Tender Heart), Dave Van Ronk (That Will Never Happen No More), Woody Guthrie (la sincopata Do Re Mi), Jim Oden (la celeberrima On The Road Again, con un geniale arrangiamento che prevede uno scacciapensieri), Doc Watson (Doc’s Guitar) ed una interessante versione della bellissima Redemption Song di sua maestà Bob Marley. Ciliegina sulla torta un brano scritto dai due, l’intensa Desert Island che si discosta un po’ dal resto dell’album, ma risulta molto piacevole. Le radici della musica americana interpretate con il giusto spirito, senza voler inventare nulla, ma con una discreta personalità nell’affrontare pezzi già noti. Forse sarebbe stato più interessante se avessero inserito qualche altro brano di loro composizione, visto che il duo dimostra di saper padroneggiare gli strumenti ed il lavoro di arrangiamento. Un lavoro promettente, che ci aiuta a scoprire questo duo dal quale possiamo aspettarci qualcosa di altrettanto promettente per il futuro.